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     Nel silenzio generale, un uomo è morto
     di Flaminia P. Mancinelli

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    Quei fiori recisi sul selciato davanti alla basilica di San Pietro,
    per ricordare una vita spezzata,
    per ricordare chi non riusciva più a ingannare la sua biologica voglia di vivere,
    a farsi una ragione della sua emarginazione, della sua sconfinata solitudine...


     Venerdì scorso (13 gennaio 2012), un ampio gruppo di persone Lgbtq (ma non solo) si è ritrovato a piazza San Pietro, davanti al simbolo universale del cattolicesimo.
    Benedetto XVI si era finalmene deciso a dare udienza agli omo/transessuali cattolici?
     La Congregazione per la Dottrina della Fede aveva ritenuto giunto il momento di chiedere scusa a omo/transessuali per la millenaria persecuzione fisica e psicologica cui li ha sottoposti?
     L'esimio sindaco di Roma, Gianni Alemanno, aveva indetto una fiaccolata per il riconoscimento dei diritti di una cospicua parte dei suoi concittadini?

     No.
     La ragione che ha visto riunite tante persone - diverse per provenienza età e orientamento sessuale e politico - era tutt'altra.
     Il 13 gennaio 1998 c'è stato un uomo, un giovane poeta siciliano, che in questo stesso luogo si è dato fuoco, nell'estremo tentativo di opporre il suo sacrificio alla violenza omo/trasfobica del Vaticano.

     Tu, sì... prorio tu che mi stai leggendo: dov'eri in quel giorno di gennaio? Cosa stavi facendo, pensando, vivendo? Cerca di ricordare...
      In quel giorno Alfredo Ormando, un giovane intellettuale di trent'anni, si è trasformato in una torcia umana, sacrificando tutto ciò che aveva - se stesso - per un ideale: opporsi alla violenza della Chiesa Cattolica.

      Se vuoi sapere chi era Alfredo, non hai che da iniziare la tua ricerca su Wikipedia, e seguire i link che trovi sull'enciclopedia libera; leggere la sua storia e conoscere il suo lavoro, le sue poesie, e la sua atroce agonia.

      Un'agonia durata dieci giorni e conclusasi con la sua morte.
Quella che abbiamo riportato nel riquadro a destra è la lettera che Alfredo Ormando inviò all'Ansa, nella speranza che il suo gesto non fosse frainteso.
C'è, infatti, da precisare che subito dopo il suo suicidio i portavoce vaticani cercarono di deviare le ragioni che avevano portato il ragazzo a quella scelta, adducendo per lui la causa di "gravi problemi familiari".

      Ora, a 14 anni dal sacrificio di Alfredo, Arcigay Roma, Gay Center e l'associazione UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) hanno voluto ricordare l'uomo e il suo estremo sacrificio.

      Nel corso della cerimonia, che commemorava Alfredo Ormado, Roberto Stocco, presidente di Arcigay Roma, ha detto: «A quattordici anni dalla sua morte molte persone lesbiche gay e trans vengono perseguitate nel mondo a causa del loro orientamento sessuale o della propria identità di genere in nome di un credo religioso. Con questa giornata, che dedichiamo al dialogo tra religioni e omosessualità, vogliamo ribadire il nostro impegno costante perché nessuno sia perseguitato in nome della propria identità.»

      "Perché nessuno sia perseguitato in nome della propria identità", perché nessuno più... E' questo il significato forte che dobbiamo dare al ricordo del sacrificio di Alfredo perché oggi è sotto accusa l'identità di una persona omo/transessuale, domani lo è il colore della pelle di una migrante, domani l'altro potrebbe essere qualcosa della tua identità a suscitare la violenza di "qualcuno"... Accetteresti di subirla in silenzio? Nel silenzio generale della tua società, dei mezzi di informazione del tuo Paese?
Pensaci, per favore...

F.P.M.

 

PER I POSTERI

Chiedo scusa al mondo intero per i miei nefandi crimini contro quella natura tanto cara e dissacrata dalla cristianità.
Chiedo scusa per essere venuto al mondo, per aver appestato l’aria che voi respirate con il mio venefico respiro, per aver osato di pensare e di agire da uomo, per non aver accettato una diversità che non sentivo, per aver considerato l’omosessualità una sessualità naturale, per essermi sentito uguale agli eterosessuali e secondo a nessuno, per aver ambito diventare uno scrittore, per aver sognato, per aver riso, per aver ucciso mia madre e un’altrettanta persona cara con la soppressione cruenta della mia inutile esistenza.
Il mostro se ne va per non recarvi più disturbo e offesa, per non farvi più arrossire e imbarazzare e vergognare con la sua ignobile presenza, per non farvi schifare e voltare le spalle quando lo incontrate per strada.
Non permettete che io abbia una illacrimata tomba, che io diventi un appestato anche da morto. Se la benzina non avrà fatto il suo dovere, riducendomi in cenere, crematemi e spargete le mie ceneri nella campagna romana. Vorrei essere utile almeno come concime. Faccio un accorato appello alla vostra comprensione e generosità.
Ho vissuto una vita da inferno che quello dei cristiani, a confronto, mi sembra una favola per far addormentare i bambini.
L’unica valvola di sfogo erano i miei scritti. Volevo riscattarmi attraverso la narrativa, ma l’editoria non me l’ha permesso, e poi chi segnalerebbe mai un finocchio?
Non riuscivo più ad ingannare la mia biologica voglia di vivere, a farmi una ragione della mia emarginazione, della mia sconfinata solitudine.

Alfredo Ormando

 
San Pietro - Roma
San Pietro, la cerimonia del 13 gennaio 2012
 
 
Alfredo Ormando
Alfredo Ormando
 
Cerimonia
Ragazzi di Gay Center e Arcigay Roma (13.1. 2012)
 


  (Per immagini e video cortesia GayCenter )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sito web di Flaminia P. Mancinelli e Marinella Zetti 
(giornaliste iscritte all’Ordine dei Giornalisti Nazionale)
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Testata giornalistica - direttore responsabile Flaminia Paolucci Mancinelli
Autorizzazione del Tribunale di Milano n°47 del 3-02-2004
Luogo di stampa: Milano -  Copyright © 2003

 

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