Lo scorso 20 ottobre l’Ansa ha pubblicato la notizia che una transessuale non operata ha cambiato nome a Salerno, tale notizia è risultata essere una “bufala” come hanno evidenziato le militanti di alcune associazioni legate al transessualismo, anche lei ritiene non corretta l’informazione diffusa dall'Ansa?
Ho appreso la notizia dalla lettura del sito internet di un quotidiano.
Non dubito della verosimiglianza della notizia. Ciò su cui credo debba essere fatta chiarezza è la circostanza, che veniva molto enfatizzata nell’articolo, che si tratterebbe della prima persona transessuale, in Italia, che, senza aver effettuato l’intervento di riattribuzione chirurgica del sesso, può indicare anagraficamente un nome femminile, essendo stata iscritta come maschio alla nascita. Innanzitutto, dal tenore dell’articolo, mi pare di capire che si sia trattato della semplice aggiunta di un nome femminile (Martina) ad un nome maschile (Michel), senza alcuna rettificazione del genere anagrafico. Si tratterebbe, dunque, del procedimento amministrativo previsto per il cambiamento del prenome anagrafico, al quale possono accedere tutte le persone, a prescindere dall’identità di genere. E’ un procedimento al quale molte persone transessuali hanno fatto ricorso, soprattutto in passato, a prescindere da interventi chirurgici, per acquisire un prenome più adatto all’aspetto fisico, scegliendo nomi ambigui, come Celeste, o Andrea, che in molti Paesi esteri è un nome femminile.
Per questa via, dunque, non si tratta certamente del primo caso in Italia.
D’altra parte, è il caso di evidenziare che il ricorso alla diversa procedura prevista dalla Legge 164 del 1982 assicura una vera e propria rettificazione dell’atto di nascita, sostituendo completamente il nome di nascita con il nuovo nome prescelto e indicato nella sentenza conclusiva dell’iter processuale, e, soprattutto, sostituendo al sesso di nascita il sesso corrispondente al genere di elezione della persona. Questo iter, secondo diverse sentenze applicative della legge, non richiede necessariamente il passaggio chirurgico di riattribuzione del sesso. Il principio della non obbligatorietà dell’intervento non è ancora pacifico in tutti i tribunali, ma vi sono diverse pronunce in tal senso: la legge, peraltro, non lo impone espressamente.
La notizia di Salerno, dunque, è inveritiera nella parte in cui si sostiene che si tratterebbe del primo caso in Italia.