TRANSGENDER & INTERSESSUALITA’ IN ITALIA:
UN DRAMMA DI CUI NESSUNO PARLA di Flaminia P. Mancinelli
Dall’America arrivano gli echi della storia di un bambino transgender rifiutato dai genitori conservatori di un’associazione di Scout…
Ma da noi quanti Bobby Montoya esistono?
Quanti piccoli intersessuali sono costretti a sopravvivere in un genere con il quale non si identificano nella generale indifferenza?
Sindrome di Klinefelter
La notizia sulla quale voglio richiamare la vostra attenzione è passata sottosilenzio –certo a ragione della gravità della situazione economico-sociale che coinvolge la maggior parte di noi italiani-, ma io ritengo sia troppo importante perché la si trascuri, soprattutto in relazione ad analoghe vicende che possono verificarsi nel nostro Paese…
Luogo dei fatti: Colorado/USA. Protagonista: una persona transgender di 7 anni.
Fatti: il piccolo Bobby Montoya preferisce vestirsi da bambina e giocare con le bambole, sua madre ne è al corrente e senza opporre pregiudiziali ai comportamenti del figlio lo “lascia vivere secondo il proprio sentire”. Comunque Bobby comincia ad avere i primi problemi a scuola, dove alcuni compagni lo prendono in giro per come si veste. Poi sua madre lo iscrive a un gruppo di Girl Scout. Tutti, anche solo per sentito dire, conosciamo quanto gli americani incoraggino l’associazionismo giovanile, e come nei gruppi Scout vengano svolte attività formative che hanno il compito di aiutare a crescere i giovani.
A questo punto è successo che in seno al gruppo Girl Scout dello Stato del Colorado dove Bobby è stato iscritto, una parte di genitori e di bambini è insorta opponendosi all’accoglienza del bambino transgender. Questi genitori appartengono a un segmento molto conservatore della società americana (sul Web il loro sito sito è in: www.honestgirlscout.com) e oltre ad opporsi ai piccoli transgender, essi hanno cercato di boicottare le iniziative di autofinanziamento con le quali gli Scout raccolgono fondi.
Bobby e la sua storia hanno coinvolto l’opinione pubblica americana, il dibattito si è fatto acceso e televisioni e Internet lo hanno raccontato in dettaglio.
Il piccolo transgender è rimasto in seno all’organizzazione Girl Scout del Colorado, il cui portavoce ha spiegato che loro continueranno nella strada intrapresa.
Girl Scout promuove una didattica inclusiva che punta all’integrazione: se un ragazzo si identifica come una ragazza e la sua famiglia lo presenta a Girl Scoutcome una ragazza, l’associazione opera perché i suoi diritti siano protetti e rispettati. Ed è interessante sottolineare come in questo momento le richieste di supporto per i bambini transgender siano in forte crescita. Spiega il portavoce che la loro scommessa ora è quella di fornire il giusto sostegno ai bambini, alle loro famiglie e ai volontari che operano in seno all’associazione scoutista.
Ma mentre per Bobby il futuro sembra difficile ma percorribile, qui da noi cosa succede?
Che risposta riceverebbero Bobby e sua madre?
Per ampliare il quadro bisogna ora inserire il tema dell’intersessualità…
Nel 2007, al festival di Taormina, ha fatto una brevissima comparsa il film della regista argentina Lucia Puenzo; la pellicola XXY – tratta dal racconto Cinismo di Sergio Bizzio – descrive con sensibilità e indubbia conoscenza il tema dell’intersessualità. “Molti” italiani lo hanno visto e apprezzato, anche grazie alla successiva affermazione al Festival di Cannes che lo ha dichiarato vincitore della Settimana della Critica.
XXY, film di Lucia Puenzo
“Molti” italiani, quindi, hanno iniziato a comprendere nel loro vocabolario il termine “intersessuale”, ma…
Ma questa nuova conoscenza, in realtà ha riguardato solo una ristretta parte della nostra società, tant’è che nel 2010, quando alla sigla LGBTQ (Lesbiche, Gay, Trasgender e Bisessuali) è stata aggiunta la “I” di Intersessuali, in molti si sono domandati chi fossero questi “intersessuali” e perché dovessero integrare l’acronimo che caratterizza le persone “non-etero”. E quel che a mio avviso è più grave: punti interrogativi e perplessità sono corsi a fiumi anche tra omosessuali e transessuali italiani.
A questo punto, senza alcuna presunzione scientifica, proviamo, a dare qualche notizia basic… e per farlo usiamo Wikipedia.
E’ un punto di partenza, lo ribadiamo, dal quale iniziare, solo iniziare. Questa materia non presenta nessuna certezza, nessun dogma acclarato, anzi è semmai vero il contrario.
E, inoltre, essendo riferita ad esseri umani - reali e viventi - ogni affermazione può essere immediatamente smentita da una o mille eccezioni, esperienze differenti.
Ma per capire bisogna pur sempre iniziare.
Su Wikipedia leggiamo:
«Transgender: Il termine transgender ha assunto nella lingua italiana diversi significati a seconda degli ambiti in cui è usato. La sua origine è da identificarsi all'interno del movimento LGBT, nato negli Stati Uniti d'America intorno ai primi anni ottanta, per indicare un movimento politico che contesta la logica eterosessista e genderista secondo la quale i sessi dell'essere umano sono solo due, che l'identità di genere di una persona debba necessariamente combaciare con il sesso biologico e che il tutto debba restare immodificabile dagli esseri umani. Il termine "transgender", quindi, nasce come termine ombrello dentro cui si possono identificare tutte le persone che non si sentono racchiuse dentro lo "stereotipo di genere" normalmente identificato come "maschile" e "femminile".»
E poi, sulla stessa enciclopedia online:
«Intersessualità è un termine usato per descrivere quelle persone i cui cromosomi sessuali, i genitali e/o i caratteri sessuali secondari non sono definibili come esclusivamente maschili o femminili. Un individuo intersessuale può presentare caratteristiche anatomo-fisiologiche sia maschi- li che femminili. Le cause di tali anomalie possono essere varie, sia congenite che acquisite (come nel caso di alcuni disturbi ormonali) e possono intervenire sia a livello cromosomico che ormonale che morfologico.»
Statua di Ermafrodita
A questo punto sorgono diverse domande, come queste, magari:
Una persona “transgender” allora è un “intersessuale” diventato adulto?
Una persona “transgender” equivale a un/a “transessuale”?
L’”intersessuale” è uguale o diverso da un “ermafrodito”?
Chi stabilisce e quando e come l’”identità di genere” di una persona?
Che differenza c’è tra “identità di genere” e “orientamento sessuale”?
Una persona, nata biologicamente uomo, ma divenuta poi donna genetica da che sesso è attratta?
Vi è una relazione necessaria tra “identità di genere” e “orientamento sessuale”?
E poi esistono i casi reali, ve ne sono migliaia e noi, spesso, non siamo neppure in grado di immaginarli: c’è una giovane donna incinta che partorisce un neonato; l’ostetrica le dice che è un maschio. Trascorrono i primissimi anni e la donna si accorge che il “suo bambino” preferisce giocare con le bambole e vestirsi con la gonna della sorellina maggiore.
Di fronte a cosa è quella donna?
Un fenomeno di “travestitismo”, a una persona transgender, a un/a transessuale, a un ermafrodito o a un bambino intersessuale?
Nel nostro Paese quali strutture sono preposte ad aiutarla, a darle sostegno?
La nostra società dispone della preparazione necessaria?
Se in America il numero di bambini transgender, che chiede di accedere al supporto fornito dalle associazioni, come ad esempio Girl Scout, è in continua crescita, qui da noi cosa succede?
Dove sono i bambini transgender italiani?
E i bambini intersessuali?
Nel bene o nel male comunque in America Bobby Montoya esiste, la sua storia divide ma anche accende il dibattito pubblico, per lui si cerca una soluzione, si offre almeno un sostegno.
Qui da noi le migliaia di Bobby che nessuno conosce/riconosce forse rischiano l’annichilimento nell’indifferenza umana e sociale del nostro oscurantismo medievale.
In Italia, la scuola, gli oratori, le associazioni scout che tipo di preparazione hanno a riguardo?
Da quando ho letto la storia di Bobby non posso fare a meno di interrogarmi sul destino cui ogni giorno vanno incontro i suoi compagni italiani, siano essi bambini transgender, intersessuali o omosessuali, comunque bambini che meriterebbero da noi un’attenzione particolare, responsabile, cui invece passiamo accanto indifferenti, senza neppure conoscere la loro difficoltà.
Ancora una volta la non-conoscenza diventa responsabile di violenze e tragedie, delle quali in futuro riusciremo persino a leggere con stupore.
Pensiamoci insieme, fermiamoci almeno a capire, a cercare di capire che anche loro hanno diritto d’esistere.
F.P.M.
La storia di Bobby Montoya
La CNS racconta Bobby Montoya
Il trailer originale di XXY
Il trailer in Italiano di XXY
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