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		<title>Il suicidio come affermazione di sé</title>
		<description>Discuss Il suicidio come affermazione di sé</description>
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			<title>Darianna Saccomani says:</title>
			<link>https://www.pianetaqueer.it/editoriale/292-il-suicidio-come-affermazione-di-se.html#comment-71</link>
			<description><![CDATA[Sul Suicidio sabato 25 maggio 2013 by Darianna Saccomani · Sollecitata dall'amica Flamina P. Mancinelli, per quanto scrive nel suo articolo su: http://www.pianetaqueer.it/editoriale/292-il-suicidio-come-affermazione-di-se.html Mi trovo a riflettere se, effettivamente, sia plausibile e considerabile il Suicidio come atto politico di rivendicazione. Ho spesso pensato al suicidio, le tre volte che ci ho anche provato erano prodotte dalla stanchezza della vita nel suo insieme, dal senso profondo di inutilità che ogni tanto mi pervade. Non sono mai riuscita a trovare un senso "politico" al suicidio, se non nell'attuazione di una decisione politica presa da altri di eliminazione fisica di chi si pone fuori dagli schemi, dagli stereotipi, dagli standard determinati e voluti da una logica volutamente programmata in senso biopolitico. Se penso al suicidio, penso di farla finita semplicemente, perché stufa di dover combattere, stufa di aver intorno persone che mi spingono quotidianamente a questa stanchezza feroce di vivere. Stufa di vedere calpestato il mio diritto a partire dalle persone che mi sono intorno alla mia esistenza. Dico "intorno" perché, evidentemente, queste persone non riescono, non possono, non hanno la forza neanche loro per potermi essere almeno "vicine". Non le giudico, non le accuso, semplicemente prendo atto di qualcosa che accade, di qualcosa che "subisco" quotidianamente . Il mio diritto di esserci come persona lo sento negato da chi si rivolge a me, spesso neanche salutandomi, oppure subito partendo con il suo "terribile" nuovo problema del giorno; oppure scaricando, senza preamboli e senza chiedere il permesso, la sua ansia del momento; che nel raro momento in cui anche io provo a dire che sto male ... subito loro stanno sicuramente peggio e quindi chiedono, chiedono, chiedono, chiedono. Il mio diritto di esserci è negato quotidianamente nell'incapacità di vedermi come persona e non come supporto, come consiglio, come salvagente, come portatrice inesausta di soluzioni. Il mio diritto di esserci come persona è negato, perché sono solo ascoltatrice, figlia, sorella, compagna, collaboratrice, leader di qualcosa che non so neanche se esiste. Il diritto è negato a partire dalla incapacità di relazionarsi, di rapportarsi, di guardare ed ascoltare, nell'assurdo essersi piegati ad un sistema dove l'altro da sé c'è solo nella misura che "serve" e che è capace di dare risposte; al quale solo qualche volta gli si concede di fare domande e, solo se a noi utile, ci si prodiga nel dargli una possibile risposta. Il diritto è negato proprio a partire da noi, che siamo le prime persone che tale diritto non lo conoscono e non lo riconoscono all'altro! Troppo sofferenti per poterci accorgere che anche gli altri da noi soffrono; troppo impegnati per poter distoglierci quell'attimo per dire “ciao”! Il diritto soggettivo della persona, rappresenta il principio strutturale di un'azione politica che parte da noi, che trasforma il nostro ambito sociale da persone “intorno” a persone “vicine”; il diritto soggettivo della persona è il principio che ci dovrebbe muovere ad approssimarci all'altro da noi. Troppo spesso ci si dimentica che anche il termine “io” è un duale, quindi nella sua fattispecie un plurale. Forse neanche lo sappiamo! Il suicidio non è atto politico teso all'affermazion e del diritto soggettivo della persona, proprio perché è l'affermazione del mio soggettivo diritto come prioritario su ogni altro diritto soggettivo! È espressione dichiarata del solipsismo di pensiero politicamente conforme a chi non è nello standard! Può essere sublimazione del pensiero politico di un soggetto come Dominique Venner che è stato da sempre portatore di assoluti di riferimento, che ha prodotto discepoli nella affermazione di assolute verità, le quali si vogliono estendere a tutti a partire da sé come principio di questa verità. Inammissibile per costoro, ricercatori strenui della verità assoluta, quella “vera”, l'idea che ogni diritto è una verità in dialogo con altre verità in dialogo; impensabile, per costoro, anche solo l'idea di relazionarsi e rendere possibile anche la pluralità dei soggetti tutti in egual misura portatori del loro specifico diritto soggettivo. Lui si è suicidato vedendo negata la sua verità assoluta! Chi pensa il suicidio come atto politico, in fondo, ritiene assoluta la sua verità, tanto da affermarla con la sua stessa morte! Il diritto soggettivo della persona si regge e si sviluppa nell'assunzione piena della propria responsabilità, la quale si mette in dialogo e non si impone, e nella quale vive pienamente la propria libertà. Il Diritto soggettivo della persona è l'espressione più alta contro ogni forma strutturale, culturale, politica, economica e sociale di egocentrismo, e parte dalla nostra quotidiana esistenza nella quale si deve aprire noi stesse e noi stessi ad un ascolto reale dell'altro, prima ancora di voler essere noi stesse e noi stessi ascoltati. No! Il suicidio non è atto politico che affermi il Diritto soggettivo della persona! tratto da: http://darianna-cosechepenso.blogspot.it/]]></description>
			<dc:creator>Darianna Saccomani</dc:creator>
			<pubDate>Sat, 25 May 2013 14:39:45 +0000</pubDate>
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			<title>Darianna Saccomani says:</title>
			<link>https://www.pianetaqueer.it/editoriale/292-il-suicidio-come-affermazione-di-se.html#comment-70</link>
			<description><![CDATA[Rifletto su questo tema, e rimando a quanto scritto su: http://darianna-cosechepenso.blogspot.it/]]></description>
			<dc:creator>Darianna Saccomani</dc:creator>
			<pubDate>Sat, 25 May 2013 14:08:15 +0000</pubDate>
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