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LGBT: è il momento di interrogarsi

 

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Dopo le conclusioni dell’VIII congresso di Arcilesbica, il movimento deve porsi delle domande perché si tratta di un percorso culturale che coinvolge l’identità del movimento, come evidenzia anche la “lettera” del Circolo Mario Mieli.



 

Ci ho pensato un po’ e poi ho deciso che era necessario esprimere i miei pensieri, soprattutto dopo aver letto il post di Cristina Gramolini su Il Fatto Quotidiano.
Mi sembra quasi superfluo precisare che sono contro lo sfruttamento degli esseri umani, non solo delle donne ma ritengo altrettanto importante sottolineare che sono una sostenitrice dell’autodeterminazione. In altre parole ogni persona deve poter decidere della propria vita. E ribadisco nessuno – stato, famiglia, chiesa o Arcilesbica – ha il diritto di interferire con la libera scelta di una persona. In particolare, per quanto riguarda la GPA, per me è femministe-libereancora valido quanto gridavamo nelle piazze negli anni '70: l'utero è mio e lo gestisco io. 

Fatta questa premessa, è evidente che non condivido i contenuti del comunicato diffuso a conclusione dell’ultimo congresso di Arcilesbica e nemmeno il documento approvato “A mali estremi, lesbiche estreme”. Infatti, sto postando sui vari social #noninmionome. In questi giorni c’è anche chi sostiene che il congresso non è valido. Vedremo cosa accadrà.

Nel mio mondo vi sono l’inclusione, la solidarietà, l’empatia. Un mondo dove vivono donne, uomini, transgender, dove siamo tutti diversi e tutti liberi di essere noi stessi. Non ho mai condiviso le tesi del separatismo, nemmeno negli anni del femminismo militante perché sono convinta che lo scambio e il confronto siano alla base di una convivenza civile. 
Nel 2010 durante l’organizzazione delle Cinque Giornate Lesbiche - un evento che è stato memorabile e ricordo con grande gioia - c’è stato un confronto molto acceso tra che riteneva ovvia l’apertura alle transessuali MtF e chi voleva vietare la partecipazione in quanto “uomini”.

In ogni caso sono convinta che sia necessario un grande dibattito all’interno del movimento Lgbt. Personalmente so con chi schierarmi. Sicuramente non con chi vuole costruire muri, perché io li voglio abbattere.

Dalle amiche e dagli amici del Circolo Mario Mieli abbiamo ricevuto questa lettera che pubblichiamo e che può essere uno spunto di riflessione e confronto.
Marinella Zetti



“ARCILESBICA: NON C’È PIÙ NULLA DA ASPETTARE

L'esito di un processo democratico è sempre un elemento positivo, se non altro per la chiarezza che esso porta con sé. Con questo spirito abbiamo appreso i risultati del congresso di Arcilesbica, storica associazione del movimento LGBT+ italiano.

In tale ottica, vedendo confermata in sede congressuale la linea politica dei comunicati degli ultimi tempi di Arcilesbica, riteniamo indispensabile per il movimento LGBT+ aprire un serio confronto sui temi sollevati, essendo fondamentale comprendere su quali basi il movimento voglia continuare a muoversi nei prossimi anni in tema di autodeterminazione, lesbismo, rappresentanza, singole tematiche rivendicative e culturali, nonché possibili future strategie comuni.

L'approccio sino ad ora seguito da Arcilesbica è stato, e si ripropone di essere, deflagrante rispetto a taluni fondamenti basilari del movimento LGBT+ e anche del movimento delle donne più in generale, e su questo, come Circolo Mario Mieli, abbiamo sin da subito sentito la necessità di lanciare un allarme l'estate scorsa, nella speranza che ci fosse una reazione politica, d'orgoglio, da parte del resto del movimento LGBT+ italiano che per contrastare la diffusione di queste tesi. L’attualità, infatti, non è il risultato del congresso di Arcilesbica ma la presenza di queste posizioni tra le fila di chi ha condiviso un pezzo della storia del movimento; anche con l’affermarsi di una mozione differente, infatti, sarebbe stato ineludibile fare i conti con tutto ciò.

Non si tratta, infatti, "solo" di GPA o di tematiche trans, che già di per sé coinvolgono tutte e tutti noi radicalmente, ma dell'identità stessa del movimento.

Chi pensa sia solo una questione interna fra lesbiche, se da un lato certamente coglie la necessità per le lesbiche di riappropriarsi di una soggettività plurale più evidente e incisiva -e, secondo noi, differente da quella proposta da Arcilesbica post congresso -, dall'altro tuttavia suggerisce quasi una relatività residuale del mondo femminile che come Circolo Mario Mieli rifiutiamo - certamente in amplissima compagnia - coerentemente con la nostra storia di comunità inclusiva.

Il Circolo Mario Mieli contrasterà senza sosta le istanze di esclusione delle persone trans, le posizioni contro la genitorialità per le coppie dello stesso sesso, la negazione della libertà di autodeterminazione delle portatrici di gravidanza per altri e altre o dei/delle sex workers e il concetto eteronormativo e binario di "maschi vs femmine". Queste posizioni rappresentano una piattaforma politica e valoriale totalmente incompatibile con la storia e le rivendicazioni del movimento LGBT+ e per contrastarle dobbiamo ricorrere all'unico strumento possibile: la buona politica fatta di elaborazione culturale, di inclusione e libertà di autodeterminazione.

Questa battaglia che abbiamo davanti, infine, non può prescindere dall’impegno e dal protagonismo di tutte le donne e le lesbiche che sono state oscurate da questo processo involutivo, perché il movimento

LGBT+ è lesbico a pari dignità e valore, come per ogni altra su "lettera", e non ci sono questioni "esterne" più urgenti che possano sminuirne la presenza e l'influenza sul futuro della storia LGBT+ di questo Paese.
Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli”




 

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