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Milano Pride, indimenticabile ma…

 

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Molto partecipato e con un grande lavoro di squadra per somministrare 235 test HIV in tre giorni. Eppure i media non hanno menzionato questo aspetto della manifestazione milanese.







 

Milano Pride 2017 per me sarà indimenticabile. E per molti motivi. Ho partecipato a tante parate, ma questo ha avuto molti significati: in primo luogo la grande partecipazione in perfetta sintonia con lo slogan scelto dagli organizzatori “Diritti senza confini”. I 200mila partecipantipolizia-locale-con-rainbow hanno dimostrato che Milano è una città inclusiva, multirazziale, multietnica e molto Lgbt. Persino la Polizia Locale aveva le bandierine rainbow. Un gesto che ha generato insofferenza e critiche da parte dei soliti omofobi di centro-destra.
Abbiamo sfilato tutti insieme colorati, giocosi e festosi. E alla fine della parata quando il corteo è arrivato in Piazza Oberdan abbiamo osservato 30 secondi di silenzio –un tempo lunghissimo per un Pride – per ricordare tutte le vittime di violenza.


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Come ogni anno, con la nostra marcia abbiamo ricordato l’atto di violenza accaduto nel 1969, trasformandolo in una festa inclusiva.

Ogni anno l’evento si ripete per concludere con canti balli e musica una settimana ricca di eventi. E noi siamo un po’ più numerosi. Quest’anno Arcilesbica Zami ha cercato di rovinare la festa con un arrogante comunicato, ma noi le abbiamo seppellite con la nostra allegria.


235 test HIV in tre giorni ma i giornali…

Il secondo motivo è il lavoro svolto durante la Pride Week. Alla Pride Square abbiamo somministrato 235 test in tre giorni. Eppure i quotidiani non se ne sono accorti, o meglio, hanno preferito ignorare la notizia. Perché l’HIV non è più di moda, perché secondo i miei colleghi giornalisti “non è più un’emergenza”. Perché ormai di HIV non si muore più e quindi è inutile parlarne.

Una visione miope perché informare e prevenire per evitare nuovi contagi dovrebbe essere un obiettivo, in primo luogo per uno Stato intelligente, ma anche per gli operatori dei media.

La collaborazione tra ASA-Associazione Solidarietà Aids Onlus, CIG Arcigay Milano e Lila Milano Onlus ha reso possibile questo importante risultato: 235 test HIV somministrati tra giovedì, venerdì e sabato in un luogo protetto alla Pride Square. Abbiamo iniziato nel 2016 e quest’anno l’organizzazione era quasi perfetta, perché si può sempre migliorare: un tavolo di accoglienza in Largo Bellintani e un localetest-hivmesso a disposizione da Paolo Sassi di Lecco Milano – per accogliere le persone che desideravano sottoporsi al test. E un numero indefinito di medici, psicologi, counsellor e volontari che si sono dati il cambio per le 18 ore in cui abbiamo somministrato il test HIV.

Ognuno ha messo le proprie competenze per offrire un servizio che è stato molto apprezzato dalla comunità Lgbt e non solo. Infatti, molte persone si sono avvicinate al tavolo di accoglienza, affidato ai volontari di ASA Onlus, per chiedere informazioni sia sul test che su altri argomenti legati all’HIV e alle MST-Malattie Sessualmente Trasmissibili.
ASA-Mobile
E durante la parata l’ASA Mobile era a disposizione con i volontari che distribuivano preservativi e materiale informativo.

Eppure, nonostante i tanti fotografi che hanno scattato foto e le numerose richieste di informazioni da parte di colleghi giornalisti, i quotidiani milanesi hanno scelto la strada del silenzio. E questo è il terzo motivo per cui non scorderò Milano Pride 2017.
Ma noi siamo molto soddisfatti perché anche quest’anno abbiamo vinto la sfida, dimostrando che, pur mantenendo la propria specificità, tre associazioni possono collaborare per un obiettivo comune.

E l’anno prossimo si ripete, ovviamente, migliorando.
M.Z.

 

 

 

 

 

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